A Daniela

Come una voce morbida che mi culla,
ma che non riconosco;
una canzone dalla melodia familiare di cui, però,
non ricordo le parole.

Nella mia mente consapevole, realizzo la fugacità del tempo, ma fissa in me resta l’eternità di questo momento:
nei miei occhi la donna che sei, nel mio cuore la bambina che per me sempre resterai.

Per sempre nostre.

Tua sorella

Tendini.

Impaziente cronica e mal gestrice (si dice così?) della tensione, sono comunque abilissima nell’annoiarmi mentre procrastino qualsiasi dovere e mi faccio divorare dall’ansia da prestazione e fallimento, ovviamente.

Ci sguazzo in questa inquietudine da me e solo me medesima procurata e pilotata?
Probabilmente sì, chi può dirlo.

Intanto, “Che noia, che barba, che barba, che noia!” direbbe il nostro insostituibile guru televisivo e io, invece di concludere un pensiero, mi soffermo sull’apparente lunghezza e flessibilità dei miei tendini (dono da parte di Madre, non c’era bisogno di dirlo) che comunque non mi sono assolutamente serviti a un granché fino a questi miei 30 anni.

Buon proseguimento di serata,
FMS