Il secondo giorno di un nuovo anno.

Il mondo dei Social Media, e del Web in generale, è tanto interessante e affascinante quanto vizioso e maligno: gentili amici, ecco il concetto più inflazionato e spesso banalizzato dei nostri tempi. Non per questo, però, è meno vero.

Così, inizio questo 2022 ammettendo qualche verità un pochino più intima, affrontando questo piccolo grande pubblico, e, forse anche nel cercare fragile e imbarazzato supporto, vorrei provare a dare una mano a chi qui in mezzo a tutto questo marasma di buoni propositi, di vite da copertina all’apparenza perfettamente riuscite, si sente in difficoltà o magari non completamente a suo agio.

In tutto ciò le feste non sempre aiutano, a differenza di quanto si possa immaginare.

Eccomi qui: sono stata appena operata alla spina dorsale, ho passato il Natale in ospedale, e non crollo sotto il peso di una crisi esistenziale perché sono in terapia da alcuni anni.

Che razza di introduzione è questa?

Sicuramente bruttina, ma vi chiedo di essere indulgenti: si trattava della parte più difficile.

Infatti, orgogliosa e più sensibile al giudizio altrui di quanto mi piaccia ammettere, ho iniziato il mio percorso terapeutico terrorizzata più dal fatto che qualcuno lo venisse a sapere, piuttosto che dai motivi dai quale nascevano le mie difficoltà e dai “perché” che mi avevano portato fino a lì.

Non mi metterò a raccontare nel dettaglio le peculiarità dei miei problemi personali: restano fatti miei, non sono impazzita.

Ci tenevo, però, a confessare apertamente che, più volte di quanto voglia ammettere, mi sono ritrovata spalle al muro, bloccata in situazioni che non mi facevano sentire a mio agio; bloccata in sentimenti che sentivo limitanti; bloccata in rapporti che trovavo, a tratti, addirittura avvilenti.

“Cicala in un mondo di formiche”, dove solo queste sopravvivono all’inverno perché hanno messo davanti la realtà dei fatti e da parte sogni ed entusiasmo, era la più frequente definizione che mi veniva etichettata sulla fronte.

Lì, tra quelle spoglie sopracciglia, comunque troppo espressive o troppo suscettibili alle emozioni, la mia faccia e le sue mimiche rimanevano incastrate, tanto da suscitar fastidio alla mia professoressa di Lettere del liceo, e da essere secondo lei motivo di nota sul registro.

Lungo il mio percorso (non credo esista termine più indicato per descrivere la psicoterapia), ho imparato ad apprezzarmi di più, scoprendo di non sopportarmi per niente e arrivando, anche, ad autosabotare me stessa, i miei progetti e le mie relazioni; ho imparato a dire ad alta voce cosa mi piacesse e cosa no, e, soprattutto, ho imparato a dire “No”.

Conoscete la forza di un No?

Se non ci avete mai riflettuto è perché o siete dei folli completi (e avete la mia simpatia); o avete una psiche di ferro e le emozioni sono il vostro pane quotidiano (un po’ vi invidio); o avete circa 80 anni e magari accompagnati da un principio di demenza senile; oppure siete nei pressi di dove ero io qualche tempo fa, e siete così abituati a mettere le esigenze altrui prima delle vostre che non solo non sapete cosa sia un no, ma tantomeno cosa s’intenda per “confine” o “paletto”.

Temo così tanto di deludere le persone che amo, che spesso mi dimentico di essere qualcuno che amo anche io. (Nikita Gill)

Ora, oltre a non voler raccontare nello specifico le difficoltà della mia esistenza, non intendo nemmeno fare della psicologia spicciola.

Dimessamente, ma un po’ più consapevole, ci tengo a parlare direttamente alla persona che sta leggendo queste righe, e che magari si sente persa, per dirle che può accadere e che spesso è sinonimo di particolare sensibilità.

Ci vorrebbe più spazio sul web dedicato alla cura di sé (no, non parlo di beauty routine) e all’abbattimento dei muri e delle maschere, gadgets imperdibili della vita di molti? Assolutamente si.

Sarò io a ergermi paladina della massa in difficoltà emotiva? Direi di no.

Questa foto, però, mi ha ricordato che sono stata tante volte spalle al muro, ma il coraggio di mettermi in discussione, l’impegno (tanto impegno) per sovvertire l’ordine di una routine e di una vita in cui non mi riconoscevo, la forza di stravolgere la dannosità di abitudini, relazioni e idee tossiche (e, ovviamente, una psicoterapeuta degna di nota), mi hanno insegnato a usare quei muri per darmi lo slancio per abbatterne altri, anche quelli che ancora non vedevo, e per spingermi un po’ più in là, più di quanto mi fossi mai concessa di immaginare.

Buon 2022 e un bacio,

FMS

Credo.

Questi mesi hanno cambiato le persone che ho intorno e stanno cambiando me stessa per prima: non credevo fosse possibile.

Non lo credo nemmeno ora.

Questo periodo non ha preso potere sulla vita, ha solo permesso che io la riprendessi sulla mia.
Non credevo di mettere in discussione molte delle scelte, oramai divenuti capisaldi, prese negli ultimi anni.
Non credevo di accorgermi di sorridere per cose che ritenevo marginali, e di vedere più che crepe che sostanza in tutto ciò che credevo essenziale e motivo di orgoglio.


Per cosa lo faccio? Per chi lo faccio?


Credevo che domande così semplici avessero risposte altrettanto semplici: non solo mi sbagliavo, ma non avrei mai pensato che ammettere di sbagliarsi fosse così difficile.


Un po’ più semplice è stato capire che riesco a imparare qualcosa di nuovo su me stessa di continuo e questo, per quanto mi sorprenda ancora, mi piace.


Quindi, spingi in avanti, oppure fermati se devi, “ma tu non avere nostalgia di chi non sei più”.

FMS

“..” Camilla Ranzulli, Ph Daniela Savio