Ieri sera ho realizzato che non sono ancora arrivata a credere in un’unica e universale definizione di Amore.
Di amori ne ho conosciuti tanti, ne ho vissuti diversi, ho incontrato centinaia di coppie lungo il mio percorso professionale e non, e ognuna di loro ne conia ogni giorno un nuova versione fatta di persone.
Dopo aver ammirato quello di una coppia speciale, ieri sera mi sono concessa un regalo, e ho capito che di amore me ne nutro ogni volta che faccio ciò che mi rende felice e quando mi circondo delle persone che mi permettono di esserlo.
Non ho una definizione di amore unica e universale, e va bene così: l’importante è sia grande da meritarne il tentativo di esserne all’altezza.
Come una voce morbida che mi culla, ma che non riconosco; una canzone dalla melodia familiare di cui, però, non ricordo le parole.
Nella mia mente consapevole, realizzo la fugacità del tempo, ma fissa in me resta l’eternità di questo momento: nei miei occhi la donna che sei, nel mio cuore la bambina che per me sempre resterai.
Se ho capito qualcosa del mio percorso fino ad oggi, è che non ci ho capito molto; ma, in compenso, ho imparato a riconoscere la costanza delle difficoltà andare a braccetto con momenti di vera leggerezza, alternandosi con facilità non tanto per mio impegno, ma per la presenza, o meno, di determinate persone nella mia vita.
Così, insistere nella solitaria cocciutaggine dell’esito del proprio percorso è una pratica che sto cercando di abbandonare.
Nel frattempo, tra un passo giusto e uno sbagliato, ho capito una delle cose più importanti che potrò mai portarmi dentro: non mi è ancora chiaro se le persone ti capitino per caso o per un motivo ben preciso, ma sono sicura che nessuna per caso ti rimanga accanto.
Qualche volta scegliere una persona può essere arduo e testardo, una promessa più grande delle proprie possibilità, ma alla fine del giorno è una salvezza avere il coraggio di aggrapparsi a qualcuno che ti ama quando non ti ami nemmeno tu.
Mi hai insegnato che lealtà e gentilezza devono essere un biglietto da visita; che di coraggio, fede e compassione non se ne ha mai abbastanza; che la paura esiste, ma deve essere sconfitta; che l’amore ci tiene in piedi, ci fa respirare, ci scorre dentro; che stare al mondo è difficile, e che per una persona intelligente e sensibile lo è ancora di più, ma vincere a un gioco che ti vedeva sconfitta in partenza, è il lato più divertente della vita.
“Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore, ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro amore”.
Vengo da una famiglia che ama il Natale e che, ancor più, ama il fatto che il Natale sia la festa della famiglia.
Vengo da una famiglia di spensierata cultura e composto divertimento; una famiglia che canta, che ride, che sbaglia e non si vergogna, che conosce tanto, ma non sa smettere di imparare; una famiglia ostinata, ma che riconosce il rispetto, a tratti sfrontata ma sempre grata; una famiglia di radici antiche e robuste, e di foglie libere e indisciplinate; una famiglia fatta di tenace leggerezza e simpatica impertinenza.
Non una famiglia-barzelletta: più una famiglia-filastrocca.
Negli anni, quelle filastrocche, fatte di risate e battute leggere come fogli di carta, sono diventate castelli in cui le nostre feste si trasformano in cerimonie e le tradizioni in piccoli rituali.
Negli anni, ognuno ha imparato a conoscere il proprio posto a tavola e a lasciarlo l’anno successivo all’arrivo di un nuovo membro; ognuno ha imparato ad abbracciare il proprio ruolo per poi trasmetterlo ai più giovani partecipanti.
Spontanei atteggiamenti sottili come fogli che hanno fatto di un castello di carta l’immenso edificio su cui si erge tutto il nostro Amore.
Anche se separati, il castello siamo noi: forti, inespugnabili, indistruttibili.
Buon Natale alla mia famiglia e a tutte quelle che questo Natale lo festeggiano separate, spaiate, e forse un po’ casualmente assortite, ma, forti di ciò che Famiglia davvero significa, sanno continuare a festeggiare.
Non esiste formula universale: io nelle giornate complesse e fragili (e di recente ne ho molte) mi aiuto con le parole degli altri, quando fra le mie non trovo conforto.
E così inciampo sugli stati d’animo di chi per un sentiero difficile ci e già passato, ha lasciato un cammino spianato e dolci consigli lungo la strada.
“Fuggevole nero a ponente di nubi che volgono altrove, ma l’occhio è già fisso ad oriente sedotto da nuvole nuove”.
Questi mesi hanno cambiato le persone che ho intorno e stanno cambiando me stessa per prima: non credevo fosse possibile.
Non lo credo nemmeno ora.
Questo periodo non ha preso potere sulla vita, ha solo permesso che io la riprendessi sulla mia. Non credevo di mettere in discussione molte delle scelte, oramai divenuti capisaldi, prese negli ultimi anni. Non credevo di accorgermi di sorridere per cose che ritenevo marginali, e di vedere più che crepe che sostanza in tutto ciò che credevo essenziale e motivo di orgoglio.
Per cosa lo faccio? Per chi lo faccio?
Credevo che domande così semplici avessero risposte altrettanto semplici: non solo mi sbagliavo, ma non avrei mai pensato che ammettere di sbagliarsi fosse così difficile.
Un po’ più semplice è stato capire che riesco a imparare qualcosa di nuovo su me stessa di continuo e questo, per quanto mi sorprenda ancora, mi piace.
Quindi, spingi in avanti, oppure fermati se devi, “ma tu non avere nostalgia di chi non sei più”.
Come la luce d’autunno che, prima di tramontare, ti scalda il viso e ti cuoce la fronte mentre cammini a passo veloce fra la gente, mentre torni a casa.
La luce che calda accoglie l’inverno, malinconica d’estate.
La luce che ti accompagna mentre tieni lo sguardo basso, quello di un fastidio o di un imbarazzo.
La luce che non ti fa alzare la testa, che ti brucia le cornee e ti acceca la vista.
La luce più bella che l’intera giornata abbia visto.
La luce che scava dentro e proietta le nostre speranze sui muri bianchi di timori impassibili, disegnate a ombre.
Mi prometto che sarò saggia con il mio cuore, abbandonerò ogni peso, lasciando che sia la leggerezza a sostenermi all’apice di ogni mia ambizione, nel centro esatto di ogni mia più piccola speranza.
Sarò trasparenza, lasciando andare la paura di non essere vista.
Sarò coraggio senza pretesa, abbraccerò la nostalgia delle mie paure passate, forte dei nuovi desideri per cui tanto timore e sete nutro.