Imparare per camminare. Camminare per imparare.

Devo ancora fare molta strada per imparare a distinguere cosa può donare del bene a me e a ciò che amo, e cosa ha il potere di distruggere tutto ciò.

Devo ancora fare molta strada per imparare a non restarci male quando l’opinione altrui è avanzata solo con l’intento di ferire ed umiliare, non con quello di far crescere le parti creando un confronto onesto e sano.

Devo ancora fare molta strada per imparare a capire che “occhio per occhio, significa solo che siamo ciechi entrambi”. 

Devo fare ancora molta strada per imparare a ricordami che c è un mondo meraviglioso là fuori: è scelta mia se farne parte e in che modo.

Devo fare ancora molta strada per imparare a rispondere alla violeza del buio che divora tutt’ intorno, con lo scrigno di luce che porto dentro: così brillerò più forte, nel luogo più oscuro.

Devo ancora fare molta strada,

 ma, intanto, 

ho già iniziato a camminare.

Focolare.

Avevo chiesto un luogo dove poter tornare dopo le giornate di nebbia e freddo, per sentirmi al sicuro, per tenermi al caldo.

Una casa di poche pretese, di un lusso tutto mio e di nessun altro, 

dal carattere introverso 

e che vestisse la mia anima, come un camino acceso veste di calore piedi nudi, infreddoliti, nelle scure sere di pieno autunno.

Non avrei mai pensato che un tale luogo potesse crescere fra un paio di braccia. 
S.

Sole del mattino.

Allungò la mano, per cercarla nel letto.

Le accarezzò il viso ancora addormentato e le disse: “devo dirti una cosa, importante”.

“Non puoi aspettare domani mattina?”

“Non posso. È troppo importante. È una di quelle cose che non possono aspettare, che quando è il loro momento devono essere colte, o andranno perse per sempre”

“Dimmi, ma sbrigati.. Ho sonno”.

“Ti amo”.

…..

“Siamo sposati da 15 anni.. Lo so amore.. Anche io ti amo. Ora, però, rimettiti a dormire”

“Sai che ti amo?”

“Ma certo amore.. Me lo dici ogni giorno..”

“E questo cosa c’entra?

Ogni giorno all’ora di pranzo mangi, ma il tuo stomaco brontola lo stesso, te lo ricorda ogni giorno che è ora di mangiare.

E la piccola Isabella, secondo te, non la conosce a memoria quella favola che le racconti ogni sera? Conosce ogni frase di quel libro, eppure, prima di andare a dormire, ogni sera, ti chiede di leggerla, ancora e ancora.

Sai, se inizi a ripetere, ad alta voce, la stessa parola per diverso tempo, ad un certo punto, questa ti sembrerà priva di senso, come se non lo avesse mai avuto.

Certe parole, invece, certi gesti, certi rituali, certi affetti, il senso non lo perdono mai. Lo hanno incollato addosso, come una seconda pelle.

Ed ogni giorno, ogni minuto, ogni istante se possibile, bisogna dar loro ossigeno, aria buona. Proprio come, ogni mattina, spalanchi le finestre per far entrare il sole.

Ecco, bisogna illuminarle certe cose di questa vita, che è bella, ma tanto buia ogni tanto”.

“Tu spegni tutto ciò che è fuori”

“E tu accenti tutto ciò che c’è dentro”.

“Ti amo”.

“Ti amo”.

S.

E rise.


Non sapevo come ci riuscisse, ma lei ci riusciva: vedeva il bello nelle cose, nelle storie degli altri, leggeva i segreti negli occhi di volti stranieri e donava una parola amica ogni volta ne avesse l’occasione.

Invidiavo il sorriso che aveva stampato sul cuore, lo volevo fare mio, avrei voluto quel tesoro per me.

Ma non ne sarei stata all’altezza, in mano mia, quel potere, sarebbe stato una maledizione.
Era, semplicemente, felice.
“Come ci riesci?”

“È successo tanto tempo fa, è stato necessario impegno, determinazione e costanza..” 

“E..?”

“Rido”.

E rise.

La sua risata fu la mia maestra, la sua amicizia la mia guida.

E imparai l’arte della felicità promettendomi di dedicare parte di ogni giornata a ridere di gusto.

S.

23 anni (di eleganza) dopo.

Un sabato mattina come tanti altri, mentre ti trascini verso il bagno con la stessa eleganza di Melman in Madagascar;

ti arrampichi sul lavandino nemmeno fosse il K2, arrivi al rubinetto, apri l’acqua fonte essenziale di vita e di “no mamma, ancora 5 minuti”;

ti lavi via i calcinacci dalla faccia e la voglia di vivere;

ti incroci, per sbaglio (e che sbaglio) allo specchio, tanto carina che nemmeno ti riconosci e per un momento pensi di essere finita in uno di quei film in cui gente a caso esce da posti altrettanto a caso, morta, brutta (tanto brutta) e viene ad ucciderti,

ti sfreghi gli occhi e realizzi:
“OGGI LA MIA AMICA SI SPOSA!”
Alzi di colpo la testa, piena di energie, 
fiera, ti volti di scatto 
e ti spalmi con una craniata ben assestata contro l’anta dell’armadio che avevi dimenticato aperta.

Sono la testimone. 

Parlami. Scrivimi. Leggimi.

La differenza tra forza ed impenetrabilità, tra coraggio ed orgoglio

Il problema delle persone è che non conoscono le parole.
Esiste differenza fra le parole, non solo fra le lettere disposte, non solo fra i significati.

Non fermiamoci a ciò che indicano, a come si traducono da una lingua ad un’altra, a come migliorano l’aspetto di una frase se spostate da un capo all’altro di questa.

Le parole sono porte: aprono universi, collegano mondi.

Le parole sono.

Le parole siamo noi.

E non esistono esattezze grammaticali, non esistono ridondanze, non esistono sinonimi 

di persone.

S.