Che mi farò perdonare.

Giacomo fissa il vuoto giocherellando con il suo orecchio destro. Il gomito è alto, appoggiato alla spalla della mamma che parla al telefono in modo frenetico, e in modo altrettanto frenetico fa ballare le ginocchia e la borsa che ha appoggiata sopra.
Lui si fissa i piedi, a penzoloni, oscillare sopra il pavimento lucido; lei lo guarda un secondo, e non riesce a fermare una carezza fra i suoi capelli.

Luca entra e si pone esattamente fra me, Giacomo e sua madre.
Ha l’aria di chi ha in pugno il mondo: il giubbotto giusto, i pantaloni giusti, le scarpe giuste, il risvoltino perfettamente stirato e tanto profumo troppo profumo addosso, ma non si è accorto che ha la patta aperta. Sorrido. Quando incontrerà Carlotta, tutte le sue certezze vacilleranno.

Anita mi si è appena seduta accanto: jeans neri stretti, stivaletto con tacco, capottino nero e capello a falda larga color cammello, digita a grande velocità sul suo iPhone e ha una meravigliosa Hermes sotto braccio: credo quella di sua madre, perché non ha sicuramente più di 16 anni.
Per ora le basta una borsa firmata per essere felice, per ora.
Pietro è accanto a lei, circa la stessa età e molto sicurezza in meno, la guarda con la coda dell’occhio ed è già innamorato perso.

Gaia e Paolo entrano avvinghiati, forse troppo per essere in pubblico, o almeno questo è ciò che pensa la signora Luisa che li sta squadrando con aria schifata: a partire dal palmo aperto di lei nella tasca dietro dei jeans di lui, fino alle labbra intrecciate sotto agli occhi chiusi, che non ancora sanno dureranno così solo fino al 23 del mese prossimo.
Il suo Alberto la baciava solo in segreto, e questo la faceva sentire speciale.

Marika ha lo sguardo basso, gli occhi gonfi e sembra in apnea da giorni. Le lacrime sono lì per scivolare di nuovo sulle guance esattamente come hanno fatto per tutta la notte, come se superflue non sappiano rimanere in lei, ma solo scappare lontano.

Per lei ho sbagliato tutto.
So di non essere perfetta, ma non accetto di aver sbagliato tutto con lei: credeva in me e l’ho delusa.
Non ho giustificazioni per il pessimo lavoro che ho fatto, ma nelle mie infinite forme mi ha ancora con sé. Non lo sa ora, ma mi ha ancora con sé: nei baci di sua madre, negli sguardi di sua sorella, nelle code dei suoi cani, nel profumo di suo padre, nelle risa dei suoi amici.
Lei mi ha ancora con sé.

Sono Amore e non sono perfetta.

Giacomo e la sua mamma si allontanano per mano; Luca si mette le cuffie e si avvia con aria ancora più spavalda; Anita si sistema un rossetto forse troppo scuro per i suoi anni, e si affretta immediatamente dopo; Pietro esita un secondo, ma con pazienza la segue prima con lo sguardo, poi con i passi: ha ancora 3 anni scolastici a distanza di 2 banchi per dichiararsi, ma non lo farà; Gaia e Paolo si muovono incollati, come un unico individuo, a lei arriva un messaggio che silenzia in un colpo di pollice;
Marika è ancora qui, si è seduta esattamente davanti a me e non riesco a incrociare il suo sguardo.
Vorrei guardarla e dirle che mi dispiace, che mi dispiace tanto, ma mi pervade la vergogna e non ci riesco.

Restiamo in silenzio. Restiamo fino a che servirà.
Lei ora più che mai ha bisogno di sentire che sono ancora qui, che mi ha ancora con sé, che mi farò perdonare.
Anche io, spesso, ho bisogno di essere perdonata.