Se non ti piace qui, cambia: non sei un albero.

“Belli fuori, perché più forti dentro”.

In questi due anni ho rivoluzionato la mia vita tanto da aver pensato di non avere nemmeno una base a cui fare riferimento, un pavimento a cui appoggiarmi, anche perché questo aveva iniziato a prendersi la briga di tremarmi sotto i piedi ogni due giorni, così, giusto per assicurarsi che non mi annoiassi mai.

Paradossalmente per quanto la terra ballasse e il mio desiderio (che dico! Necessità!) di cambiamento fosse all’ordine del giorno, ho riscoperto le mie radici.

Radici forti, robuste.

A differenza di quanto sia comune dire e pensare, le radici non sono luoghi, non sono tradizioni che spesso, per paura, per una qualche aspettativa altrui da soddisfare, tramutiamo in muri, in abitudini; e non sono nemmeno rigide, statiche, ma, piuttosto, resistenti, eterne.

Le mie radici, le mie fondamenta, mi hanno permesso di tenermi in piedi assestando e controbilanciando ogni scossa del pavimento della mia vita, permettendomi di fare un grande salto fuori dai muri che mi ero costruita attorno e, soprattutto, rendendosi a disposizione per attutire l’atterraggio, una volta mi fossi decisa a tornare a terra.

Dopo questi due anni ho capito che la forza che si cerca in sé stessi è importante, ma non sufficiente; è fondamentale, ma non basta.

Ho imparato a fare affidamento sulle mie radici nel momento in cui ho capito che non traevano forza da me, ma per me.

Radici forti, robuste, resistenti, severe all’occorrenza, ma giuste ed eterne: le persone che mi amano, davvero però.

E quanto è più preziosa una gemma, se conosci la sua rarità?

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