Una vecchia canzone alla radio.
Una macchia di verde oltre quella d’asfalto, da ammirare e rincorrere fuori dal finestrino.
Un raggio di sole gioca con l’ultimo boccolo della treccia, quello che non si riesce mai ad ingabbiare nell’acconciatura.
Il vento pizzica gli occhi, soffiando attraverso uno spiraglio del finestrino.
Le nostri voci schizzano in aria al momento del ritornello di quel pezzo di cui non si ricorda mai il titolo.
Mi guardi come se fosse un gioco
Ed io, il miglior compagno di squadra mai avuto.
Un sorriso, fra i capelli liberati dal vento.
Stringi la mano forte, che l’anello fa male tra le dita.
Un bacio.
Un viaggio.
E rivedo nei miei occhi riflessi sul vetro, gli amori che ho perso, cancellato, dimenticato.
Risento, sulla lingua, l’amaro delle battaglie quando sembravo essere spacciata.
Rivivo il sussulto al cuore e il vuoto alla bocca dello stomaco quando, invece, poi ce l’ho fatta.
Corro con il grano e mi crogiolo nel suo colore oro.
Sono oro anche io,
Adesso e per sempre.
Nel viaggio.
Il nostro.
