Medicina Amara.

Per centinaia di anni si è parlato, scritto, cantato e psicanalizzato la fine delle relazioni, ipotizzando teorie, calcolando esoterici algoritmi o più semplicemente facendo una “capa tanta” alle persone che ci sono attorno, aggrappandoci al minimo e più insignificante battito di ciglia perché ci dicesse “ecco a te, sul piatto d’argento dei piatti d’argento e senza tanta fatica, la soluzione al tuo rompicapo e, sopratutto, al tuo dolore”. E tutto ciò non è mai servito assolutamente a nulla.

Quando un amore finisce c’è poco da star lì a tirar giù l’oroscopo del tuo e suo segno, perché quando un amore finisce fa un male allucinante.

La cosa più importante in assoluto, a questo punto, è allontanarvi drasticamente da quelle persone che, per amore nei vostri confronti, per malizia, per sana condivisione di autolesionismo, perché riconoscono in voi la cavia da laboratorio perfetta per i loro esperimenti emotivi o, solo perché, in fondo, non gli state poi così tanto simpatici, vedono nel dolore della vostra situazione il disperato grido del paffutello Amore che dice “ritentate, tornate insieme”: non ascoltateli.

Perché altro che dolore! Rimettersi con la persona che non si ama è come prendere la rincorsa per il regno di Ade, la versione masochista, mentre i diavoletti del mal di pancia, della gastrite, delle notti insonne e della mancanza di appetito fanno festa grande intonando a grand voce “oh happy days”: non fatelo.

In realtà, vorrei spezzare una lancia a favore di quegli innamorati che si sono impegnati a tornare sui loro passi, hanno ammesso le proprie colpe e lavorato sui proprio errori al fine di riprovarci. Strano, ma vero esistono anche coppie che dopo tutto ciò ce l’hanno anche fatta a tornare insieme, felicemente sinceri e sinceramente felici, ma sono coppie, e persone, belle e misteriose come i Licaoni: rare e in via d’estinzione.

Badate bene, il mio non vuole essere un elogio al degrado, al suicidio emotivo né, tanto meno, alla rassegnazione.
Credo, però, importante ricordarsi che se una relazione finisce esiste un motivo, inizialmente oscuro, criptico o falsamente chiaro e cristallino, ma esiste. E, nella stragrande maggioranza dei casi, riguarda entrambi i capi del filo chiamato “coppia”. 

Ma, sopratutto, se una relazione finisce la cosa più importante è prendersi del tempo.

Tempo per capire, per guardarsi allo specchio, per arrabbiarsi e, perché no, per piangere se necessario. Tempo che puó comprendere anche l’ascolto di canzoni spacca cuori e dignità (poco, poco tempo in questo caso).

E questo tempo è fondamentale per qualsiasi scelta vogliate prendere a tal proposito, che vogliate tentare di salvare qualcosa o che decidiate di rinunciarvi definitivamente.


Perché è un tempo testardo, il tempo da soli.

Se non gli date retta si presenterà quando meno ve lo aspettate e probabilmente quando vi starete mettendo in gioco con una nuova relazione.

È un tempo testardo, ma necessario.

È lo sciroppo per la via all’indipendenza. 

È la medicina amara della mamma, ma la mamma, si sa, ha sempre ragione.

Alla fine di un amore, e di tutte le sue sottocategorie, restano dei buchi nel cuore, che sanguinano copiosamente, bruciano e fanno male.

Nella migliore delle ipotesi diventeranno cicatrici. E come tali, per crearsi, hanno bisogno di tempo.

Perché quando una relazione finisce, una parte di te resta lì con lei a morire, ferita ed inerme sul campo di battaglia e per quanto questo, dopo tempo, sia pieno di ragnatele e silenzio, quella parte è ancora laggiù. 

Duro da ammettere.

Diamoci tempo.

S.

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