
Non sapevo come ci riuscisse, ma lei ci riusciva: vedeva il bello nelle cose, nelle storie degli altri, leggeva i segreti negli occhi di volti stranieri e donava una parola amica ogni volta ne avesse l’occasione.
Invidiavo il sorriso che aveva stampato sul cuore, lo volevo fare mio, avrei voluto quel tesoro per me.
Ma non ne sarei stata all’altezza, in mano mia, quel potere, sarebbe stato una maledizione.
Era, semplicemente, felice.
“Come ci riesci?”
“È successo tanto tempo fa, è stato necessario impegno, determinazione e costanza..”
“E..?”
“Rido”.
E rise.
La sua risata fu la mia maestra, la sua amicizia la mia guida.
E imparai l’arte della felicità promettendomi di dedicare parte di ogni giornata a ridere di gusto.
S.