Allungò la mano, per cercarla nel letto.
Le accarezzò il viso ancora addormentato e le disse: “devo dirti una cosa, importante”.
“Non puoi aspettare domani mattina?”
“Non posso. È troppo importante. È una di quelle cose che non possono aspettare, che quando è il loro momento devono essere colte, o andranno perse per sempre”
“Dimmi, ma sbrigati.. Ho sonno”.
“Ti amo”.
…..
“Siamo sposati da 15 anni.. Lo so amore.. Anche io ti amo. Ora, però, rimettiti a dormire”
“Sai che ti amo?”
“Ma certo amore.. Me lo dici ogni giorno..”
“E questo cosa c’entra?
Ogni giorno all’ora di pranzo mangi, ma il tuo stomaco brontola lo stesso, te lo ricorda ogni giorno che è ora di mangiare.
E la piccola Isabella, secondo te, non la conosce a memoria quella favola che le racconti ogni sera? Conosce ogni frase di quel libro, eppure, prima di andare a dormire, ogni sera, ti chiede di leggerla, ancora e ancora.
Sai, se inizi a ripetere, ad alta voce, la stessa parola per diverso tempo, ad un certo punto, questa ti sembrerà priva di senso, come se non lo avesse mai avuto.
Certe parole, invece, certi gesti, certi rituali, certi affetti, il senso non lo perdono mai. Lo hanno incollato addosso, come una seconda pelle.
Ed ogni giorno, ogni minuto, ogni istante se possibile, bisogna dar loro ossigeno, aria buona. Proprio come, ogni mattina, spalanchi le finestre per far entrare il sole.
Ecco, bisogna illuminarle certe cose di questa vita, che è bella, ma tanto buia ogni tanto”.
“Tu spegni tutto ciò che è fuori”
“E tu accenti tutto ciò che c’è dentro”.
“Ti amo”.
“Ti amo”.
S.

