23 anni (di eleganza) dopo.

Un sabato mattina come tanti altri, mentre ti trascini verso il bagno con la stessa eleganza di Melman in Madagascar;

ti arrampichi sul lavandino nemmeno fosse il K2, arrivi al rubinetto, apri l’acqua fonte essenziale di vita e di “no mamma, ancora 5 minuti”;

ti lavi via i calcinacci dalla faccia e la voglia di vivere;

ti incroci, per sbaglio (e che sbaglio) allo specchio, tanto carina che nemmeno ti riconosci e per un momento pensi di essere finita in uno di quei film in cui gente a caso esce da posti altrettanto a caso, morta, brutta (tanto brutta) e viene ad ucciderti,

ti sfreghi gli occhi e realizzi:
“OGGI LA MIA AMICA SI SPOSA!”
Alzi di colpo la testa, piena di energie, 
fiera, ti volti di scatto 
e ti spalmi con una craniata ben assestata contro l’anta dell’armadio che avevi dimenticato aperta.

Sono la testimone. 

Parlami. Scrivimi. Leggimi.

La differenza tra forza ed impenetrabilità, tra coraggio ed orgoglio

Il problema delle persone è che non conoscono le parole.
Esiste differenza fra le parole, non solo fra le lettere disposte, non solo fra i significati.

Non fermiamoci a ciò che indicano, a come si traducono da una lingua ad un’altra, a come migliorano l’aspetto di una frase se spostate da un capo all’altro di questa.

Le parole sono porte: aprono universi, collegano mondi.

Le parole sono.

Le parole siamo noi.

E non esistono esattezze grammaticali, non esistono ridondanze, non esistono sinonimi 

di persone.

S.