Luce ad Est.

Il cielo era terso, l’aria leggera.

Quella mattina, i pensieri di piombo dei giorni addietro si erano trasformati in farfalle di cristallo, fragili, ma preziose.

Si liberò dal groviglio di lenzuola e rimorsi della notte passata, si alzò lentamente e si diresse alla finestra: il sole illuminava le fronde degli alberi del giardino accanto e le scaldava il viso.

“È giorno, finalmente”.

Si vestì, si preparò per uscire, un attimo prima si guardò allo specchio per sistemarsi la forcina che le teneva il ciuffo ribelle dietro l’orecchio, poi si chiuse la porta alle spalle.

Il vento di marzo regalava leggeri brividi per tutto il corpo e, combinato al passo svelto di quella mattina, le faceva lacrimare gli occhi.

Arrivó alla clinica in perfetto orario, si accomodò in sala d’attesa e inizió a sfogliare una delle tante riviste abbandonate, lì in giro, da tempo.

Sembrava una giornata esattamente come le altre, ma i pensieri di tutti i giorni parevano banali e sciocchi, e, per quanto cercasse di ricordare gli appuntamenti e noie giornaliere, la mente era occupata ed offuscata da un solo pensiero: “è la cosa giusta?”.

Il medico la dovette chiamare un paio di volte prima che lei alzasse lo sguardo e rispondesse: perdersi nei propri pensieri era oramai un’ abitudine e, per quanto ci provasse, non riusciva ad evitarlo.

Si sentiva come una piccola macchia nera tra quelle quattro mura candidamente bianche, e ciò aveva un non so che di comico, visto quello che era solito accadere lì dentro.

“Signorina, glielo devo richiedere: è consapevole di quello che sta per fare?”

“Si”,

“È pronta ad interrompere la gravidanza?”

“Si”,

“Allora procediamo..”.

Pochi secondi, non passarono pochi secondi.

“Aspetti! Aspetti! Si fermi! Perché non mi ascolta! Mi sente?! Si fermi! Basta!”.

Il cuore accelerò il suo battito e sembrava uscirle dal petto, gocce di sudore iniziarono a bagnarle la fronte, si sentì mancare il fiato e la terra sotto i piedi, la stanza si fece improvvisamente

buia.

“Mamma.. Mamma! Svegliati! Stavi facendo un brutto sogno..”

Aprì gli occhi e lo abbracciò forte,

“Sono sveglia Amore, mi dispiace averti spaventato.. Vestiti per la scuola, intanto vado a prepararti la colazione..”

Si liberò dal groviglio di lenzuola e rimorsi della notte passata, si alzò lentamente e si diresse alla finestra: il sole illuminava le fronde degli alberi del giardino accanto e le scaldava il viso.

Il cielo era terso, l’aria leggera.

S.

Lascia un commento