Post Apocalisse: Giorno 1.

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Se tra 10 anni mi dovessero casualmente intervistare e chiedere: «Signorina S, si confessi: qual è stata la scelta migliore che ha fatto nella vita e che, se ne avesse l’occasione, ripeterebbe?».
Niente aiuto del pubblico.
Per una volta conosco la risposta, è facile e la vomito fuori senza indugi (niente a che vedere con l’esame orale alla mia maturità): lasciare la facoltà di legge.

Ho detto facile risposta, ma si sa fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, l’orgoglio, una capoccia di marmo la mia e il terrore di affrontare e deludere la propria famiglia. E si, perché se fossi una delle protagoniste di qualche romanzo a tema “rivalsa femminile”, costrette ai lavori forzati, bistrattate, mortificate e continuo oggetto di umiliazione da parte di qualche arcigna matrigna o padre pseudo adottivo, fidatevi, sarebbe stato tutto molto più semplice; ma io sono una S. e, come tale, sono amata (per davvero), lodata (nella maggior parte dei casi) e sostenuta (di solito) nelle mie scelte, da uno stuolo di incredibili, affettuosi e geniali (anche qui, per davvero) parenti.
La pecca? Proprio questa. una pecora nera in un gregge di individui facoltosi, determinati, devoti al dovere e alle responsabilità, non ha vita facile e, oltre a vivere come un pesce fuor d’acqua, un’aquila in gabbia o un vegano in rosticceria, si sente moralmente, per la maggior parte del tempo, un escremento di dimensioni cosmiche.

Ora, però, partiamo con ordine.

Mi chiamo FMS, ma sono tragicamente condannata a essere indicata solo come S. lo sfortunato fardello di chi ha il cognome orecchiabile, probabilmente.
Vivo nella stessa città da quasi 26 anni e, ahimè, ho girato tanto il mondo.
Ahimè?! Oh si.
Perché se amate il mondo come me, e lo potete ammirare, ci flirtate, vi innamorate perdutamente, ma poi siete costretti per ragioni varie ed eventuali a vivere in un buco di c…ittadina, vorreste non aver mai lasciato il vostro organo più indispensabile a zonzo e randagio per il mondo e, come quella storia d’amore estiva con il “bello e dannato” dei bagni accanto ai vostri, vorreste non continuare a ripetervi: «Ma perché?».
Perché è così: “chi ha il pane non ha i denti”, ma è anche vere che se ho abbandonato la “giuridica zavorra” e adesso scrivo e posso scrivere sul serio forse tutto, o quasi, è possibile.
Un nota bene qui ci vuole: riprendere le redini del mio maestoso destriero è stato tutto tranne che facile.
La cosa ha lasciato di stucco prima di tutti me stessa: non avrei mai pensato di essere così folle, spavalda ed egoista, ma lo sono, e finalmente.
Butto via il perbenismo di questi anni e urlo al mondo «chissene frega».
Ho preso i mal di pancia, le emicranie, le ansie e i dubbi, e li ho messi in una centrifuga: sai cosa ne è uscito? Che non mi stavo volendo bene, e non esiste percorso di laurea o peggio, di vita che dovrebbe portare a ciò.
Io mi sono iscritta all’università per scegliere, costruire e realizzare il mio futuro, ma in questi anni ho lasciato che l’idea di futuro che gli altri avevano ideato per me, cambiasse, sorpassasse, superasse e, infine, escludesse i miei sogni.
E così, senza nemmeno accorgersene, si comincia a perdersi, non nel mondo, ma in sé stessi; perdere non la strada, ma il proprio centro; perdere non la bussola, ma dimenticare dove sono i propri piedi.
Qui, ora, capisco davvero cosa significa “perdersi per ritrovarsi”.
Ed io alla buon’ora a modo mio, ho deciso di rinascere dalle mie ceneri.

Quanto sopra è ciò che ho confessato a una persona a me importante la notte chiaramente insonne della mia illuminazione, e lo condivido orgogliosamente.

Prendete in mano la vostra vita, recuperate il vostro fuggitivo cuoricino ovunque lo abbiate lasciato incastonatevelo nel petto e prendete il largo a vele, e sogni, spiegati.

Vostra FMS

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